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Consiglio Comunale del 28 giugno 2016 - Proposta popolare per l'acqua pubblica.

In consiglio è apparso chiaro a tutti i presenti che si è forzata la mano:
1) la proposta popolare sottoscritta da 726 cittadini pubblicamente non è stata nemmeno preparata per essere portata a conoscenza dei consiglieri, ovvero predisponendo una bozza di atto;

2) mancavano perfino i pareri tecnici e amministrativi: di solito un atto per essere valido necessita dei pareri degli uffici competenti, in questo caso il parere necessario era quello del segretario comunale, che lo ha espresso e verbalizzato durante la discussione (in realtà, secondo lo statuto tali pareri e le eventuali modifiche predisposte dal sindaco sarebbero duvute intervenire entro 15 giorni dalla presentazione della proposta!)... la mancanza di tutto ciò dimostra che Progetto Sersale non l'avrebbero approvata a priori... tanto il diritto amministrativo è opinabile! 
3) nella discussione è emerso che la maggioranza non aveva neanche capito che si trattava di una modifica allo statuto, quindi non ideologicamente contro la privatizzazione ma contro i profitti nel servizio idrico - abbiamo ribadito, chiedendo la lettura in pubblico degli artt. 31 e 114 del TUEL, che la proposta ricalca semplicemente quanto sancito nei referendum del 2011: non ammissibilità del principio della remunerazione del capitale per il gestore privato (quindi ci può essere un gestore privato, ma non può fare profitto sull'acqua) e non obbligatorietà del ricorso al privato come metodo di gestione.

Progetto Sersale ha deliberatamente omesso di ascoltare quanto chiesto dai cittadini, cioé prevedere nello statuto la possibilità di procedere ad una gestione pubblica, efficiente ed efficace del servizio idrico.

DICHIARAZIONE DA ALLEGARE AL CORPO DELLA DELIBERAZIONE - “Proposta di deliberazione di Iniziativa popolare “Modifiche allo statuto comunale: riconoscimento dell’acqua come diritto umano e del principio del servizio idrico privo di rilevanza economica””:

 

Il 21 giugno 2010 un gruppo di cittadini organizza una raccolta firme a sostegno dei due referendum proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: contro il Decreto Ronchi, i referendum chiedono l’abrogazione della “remunerazione del capitale investito” e “l’obbligo di trasformazione di un servizio pubblico in un’attività di impresa economica”.

Per tutto il 2010 e il 2011 si susseguono assemblee pubbliche di cui esistono tracce documentali in cui si rafforza la volontà del neonato Comitato Acqua Bene Comune Sersale – aderente al Coordinamento Calabrese Bruno Arcuri – di sostenere la battaglia internazionale per l’acqua: 2377 sersalesi votano a favore dell’acqua pubblica (il 61% degli aventi diritto).

Nel corso del 2011 il Comitato Sersalese si impegna alla raccolta firme a sostegno della Proposta di Legge Popolare Regionale sul servizio idrico integrato, al fine di creare un’azienda di diritto pubblico che cancelli il carrozzone privato SoRiCal. Centinaia le sottoscrizioni al disegno di legge approdato in consiglio regionale nel 2012.

Il 14 giugno 2013, su proposta del gruppo di minoranza, il Consiglio comunale approva all’unanimità la proposta di legge popolare regionale “Tutela, governo e gestione pubblica del ciclo integrato dell’acqua”. Nelle premesse di quella deliberazione si specifica:

  •  L’esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno 2011;
  •  La nota ANCI del 14.06.2011 che, sulla base dell’esito referendario, che afferma la sussistenza delle condizioni normative per la ripubblicizzazione dei servizi idrici locali (principio della non riviviscenza dell’art. 113, c. 5, del TUEL);
  • La sentenza 271/2004 della Corte Costituzionale che ha definito “privi di rilevanza economica” i servizi pubblici locali, per cui le Autonomie Locali possono definire come tali i servizi locali e sottrarli alla logica del mercato – la Sentenza stabilisce che il legislatore non può violare la competenza ex art. 117 della Costituzione (quindi né l’allora governo né quelli attuali possono in alcun modo ‘imporre’ l’esclusiva gestione privatistica dei servizi locali);
  • La proposta di legge regionale che definisce il servizio idrico servizio di interesse pubblico generale.

Pertanto il Comune di Sersale, assieme ad altri 21 comuni calabresi, si è fatto promotore e sottoscrittore di una legge popolare a sostegno della gestione pubblica dei servizi idrici.

Il 18 agosto 2015, su proposta del sottoscritto, è stata emendata la Carta del Servizio Idrico con la seguente dicitura: “Il Comune promuove la partecipazione della collettività stilando annualmente una relazione ad opera del servizio interessato da pubblicare sul sito web del comune, inerente il rispetto degli standard di qualità del servizio, le criticità rilevate e i disservizi, gli interventi per l’efficentamento e la riduzione degli sprechi lungo la rete, i costi di tali interventi, i disservizi imputabili all’Azienda erogante, i risultati dei prelievi periodici” – quindi l’Amministrazione Comunale all’unanimità ha decretato che bisogna coinvolgere i cittadini rispondendo a loro della gestione del servizio idrico comunale.

Quando il 9 febbraio 2016 la Giunta comunale con Delibera n°9 decide “l’Affidamento a terzi del servizio idrico e fognario e del servizio di pubblica illuminazione” molti cittadini vi leggono un chiaro tradimento delle istanze a sostegno per l’acqua pubblica.

All’assemblea pubblica del 18 marzo 2016 gli stessi cittadini decidono di intraprendere un’azione civile chiedendo che il consiglio introduca nello statuto i principi dell’acqua come diritto umano universale e del servizio idrico privo di rilevanza economica. Con successive richieste al protocollo dell’ente i consiglieri comunali hanno richiesto l’utilizzo delle piazze pubbliche per una raccolta firme ai sensi dell’art 35 del vigente Statuto Comunale. Il 24 e 25 aprile 727 cittadini hanno pubblicamente sottoscritto i moduli a sostegno della proposta di deliberazione ad iniziativa popolare di modifica dello statuto. Anche di ciò sussiste evidenza negli atti, nelle foto, sui social network e sugli organi di stampa locale.

Con prot. 1888 del 28 aprile 2016 i consiglieri di minoranza Perri, Mungo e Borelli – a nome e per conto dei sottoscrittori – richiedono al Sindaco di attivare il procedimento amministrativo specificato dall’art. 35 dello statuto; nella bozza di deliberazione da sottoporre alla necessaria istruttoria degli uffici competenti si ripercorrono i precedenti presupposti di diritto già citati sopra.

Ai sensi dell’art. 35 i competenti uffici – in concreto l’ufficio del Segretario comunale, poiché non sono dovuti pareri di regolarità tecnica o contabile dato che trattasi di dichiarazioni di principi – formulano i necessari pareri e il Sindaco trasmette la propria proposta unitamente ai pareri dell’organo competente ai gruppi presenti in consiglio comunale entro 15 giorni dal ricevimento.

In data 11 maggio il Sindaco informa i capigruppo di minoranza di voler procedere alla discussione oltre i 30 giorni previsti dallo statuto, senza dare conto di eventuali pareri né proprie proposte (neanche la proposta popolare di cui si è fatta promotrice il gruppo di maggioranza, in discussione al prossimo punto).

Pertanto, con prot. 2263 del 16 maggio scorso, come consiglieri di minoranza abbiamo ribadito il dettato dell’art. 35 dello Statuto che obbliga a tempi contingentati per la discussione (30 giorni) e dato la nostra disponibilità ad un consiglio dedicato ad hoc ma in data antecedente a quella prevista per il 30 maggio.

Data l’irresponsabilità del gruppo consiliare di Progetto Sersale a rispettare non solo la volontà dei cittadini ma perfino i termini di legge, ci siamo rivolti al Prefetto per ribadire che tale irrispettosa scelta deride la partecipazione, squalifica i consiglieri di minoranza come interlocutori e mortifica il consiglio come luogo di discussione democratica. SE il Prefetto Latella, ricevendoci, ci ha assicurato di farsi garante delle istanze dei cittadini e pertanto con 30 giorni di ritardo giungiamo alla discussione e votazione di oggi.

 

Con assoluta falsità tutti gli esponenti di Progetto Sersale in questi mesi si sono affannati a sminuire, deridere, confondere i cittadini sul merito della discussione. Sia sui manifesti pubblici, sia in occasione della raccolta firme, sia all’ultimo consiglio abbiamo ribadito che la proposta popolare chiede solo una modifica ed integrazione dello Statuto. In nessun atto formale c’è scritto di voler creare fantasiose aziende pubbliche – semmai questo sarebbe il passo successivo alla dichiarazione del servizio idrico privo di rilevanza economica. Nessun sottoscrittore è stato raggirato dicendo che l’amministrazione intende aumentare le tariffe – semmai è stato detto che la privatizzazione, ovunque (e come sottolineano le associazioni dei consumatori), comporta un aumento delle tariffe, perché la logica del profitto impone aumenti delle tariffe a copertura del servizio. A nessuno è stato detto di risolvere il problema del servizio idrico con una firma – semmai è stato detto che altri comuni come Saracena, Riace o Napoli hanno efficientato il servizio mediante una gestione totalmente pubblica.

È proprio sulla base di tali facili fraintendimenti che i cittadini hanno pensato ad una dichiarazione di principi piuttosto che a modalità di gestione specifiche: a queste si arriva per analisi dei dati, delle tariffe, di casi analoghi e di esperienze virtuose, non certo con una raccolta firme casa per casa.

I cittadini chiedono soltanto al consiglio di garantire il principio che l’acqua non può essere considerata una merce su cui si possono generare profitti. Al contrario l’acqua è una risorsa finita, da tutelare e garantire mediante la lotta agli sprechi. Un’amministrazione che scopre di risparmiare con la manutenzione circa 5000€ a trimestre e che preferisce affidare tale vantaggio ad un privato dovrebbe spiegare come mai si è sempre detta a favore della gestione pubblica.

Un’amministrazione che spende per la manutenzione lo stesso che per i contributi alle associazioni non può dire di non avere risorse per il personale. Un’amministrazione che ha votato per due volte l’acqua pubblica dovrebbe dire chiaramente come mai rifiuta di scrivere “privo di rilevanza economica” nello statuto!

Quali sono le ragioni che impongono a Progetto Sersale di prediligere sempre l’affidamento dei servizi ai privati (anche avendo sperimentato drammatici fallimenti)?

Quando i privati hanno preso il malloppo e sono scappati, Progetto Sersale ha detto di aver scelto in buona fede. Mai dubitato di tale buona fede, ma alla luce di quanto succede in Italia (vedi AcquaLatina o SoRiCal o Veolia), chiediamo per lo meno buon senso: una volta regalata e svenduta ai privati, la qualità del servizio non può essere ripristinata.

Dato che Progetto Sersale si è già espressa a sostegno dell’acqua pubblica, perché mostrare tanta incoerenza oggi? La domanda è lecita: o non avete capito cosa votavate in passato o non capite cosa votate oggi.

Sersale, 28 giugno 2016                                                                           

Il Consigliere Comunale

Antonio Borelli

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