Un nuovo modo di essere comunità. Un mondo nuovo.
Quando nel 2010 abbiamo iniziato la raccolta firme per i referendum per l'acqua pubblica, pensavamo di essere i soliti folli sognatori dei beni comuni. Invece diversi cittadini, soprattutto casalinghe, si avvicinarono ai nostri banchetti: il popolo ha diritto di decidere sui suoi beni!
Quella stagione di mobilitazione popolare fu in grado di riportare in auge antichissime lotte dei popoli contro i potenti. E' la guerra per il comune, inteso come la sfera dei beni comuni. Iniziata in epoca feudale per la difesa degli usi civici, proseguita attraverso le lotte contro la recinzione delle terre e, di recente, nella lotta alla globalizzazione liberista.
In tutte queste lotte è stato ribadito che la terra, l'acqua, le risorse, sono di tutti i cittadini e non possono essere appannaggio di pochi, soprattutto per lucro. Su questa espropriazione primaria a danno dei popoli si fonda l'accumulazione capitalistica.
Tutto ciò avviene perché l'acqua è un diritto umano universale - cioè tutti gli esseri umani hanno il diritto fondamentale di avere accesso all'acqua per le proprie esigenze di sopravvivenza (un principio sancito anche dalle Nazioni Unite con risoluzione del 28 luglio 2010). Proprio perciò la battaglia per l'acqua rappresenta una lotta dei popoli contro i padroni, contro chi vuole mettere le mani sul bene più prezioso.
E questa lotta non ha confini. La lotta per l'acqua è alla base del tentativo israeliano di sottomettere la Palestina, è alla base delle mobilitazioni delle popolazioni andine che hanno scacciato le multinazionali. E' il fondamento della vittoria referendaria del 2011. E' alla base di alcune buone prassi messe in campo da amministrazioni virtuose: a Napoli la Giunta DeMagistris trasforma l'ARIN spa nell'azienda municipale Acqua Bene Comune Napoli e le tariffe calano; a Saracena, Mario Albino Gagliardi, crea un'azienda municipale per la gestione del servizio idrico, le tariffe sono minime e il servizio efficiente.
Invece a Sersale l'amministrazione comunale ritiene di essere proprietaria dell'acqua e che quindi ne possa disporre per generare utili. Tutto ciò senza tenere conto di alcune semplici ragioni per sostenere che l'acqua è pubblica:
E allora perché Il 9 febbraio scorso la Giunta Comunale ha approvato la delibera n° 9 “Affidamento a terzi del servizio idrico e fognario e del servizio di pubblica illuminazione”?
Secondo l’amministrazione “l’affidamento a terzi […] oltre agenerare introiti di natura economica per le casse comunali, consentirebbe di poter utilizzare per altri scopi istituzionali il personale del settore manutenzioni”: già questo ragionamento ce la dice lunga sulla capacità di amministrare della Giunta Torchia.
Mentre altri comuni come Saracena e Cotronei cacciano via la SoRiCal o la SoAKro perché lucrano sull'acqua senza apportare miglioramenti alla rete, a Sersale si ammette l'incapacità di gestire un servizio fondamentale per i cittadini.
Non basta neanche la giustificazione delle scarse risorse comunali:
Queste semplici ragioni testimoniano che dietro a questa scelta si nasconde un preciso progetto politico: come avviene in tutta Italia si tenta di svendere i beni comuni a vantaggio dei profitti privati!
Noi non possiamo permettere questo, perciò dato che l'amministrazione non ha colto l'invito nostro e del PD a ritirare questo atto di privatizzazione, procederemo a convocare i cittadini perché loro sappiano chi e perché sta svendendo i loro beni.
In una prossima assemblea pubblica decideremo insieme come combattere attraverso la partecipazione dei cittadini questa scellerata scelta dell'amministrazione Torchia!
Visualizzazioni: 137
Tag:
Benvenuto in
L'AltraSersale
© 2025 Creato da Antonio Borelli.
Tecnologia
Devi essere membro di L'AltraSersale per aggiungere commenti!
Partecipa a L'AltraSersale